giovedì 30 ottobre 2014

Neet Generation, ciò che la scuola disperde al Sud pesa sull'Italia intera



di Mila Spicola
Referente nazionale del PD per la Dispersione Scolastica


Il primo problema della scuola sono i ragazzi che perde (don Milani)

Recuperare tutti i ragazzi e tenerli a scuola attraverso un’istruzione di qualità, innovata, ma, ancor più grazie a una politica di qualità, capace di scelte adeguate, è il mezzo più efficace per contrastare la crisi ma, soprattutto, tra le strade e i quartieri che alcuni di noi frequentano, sono il primo mezzo per contrastare la criminalità che tutti sosteniamo di volere combattere.


L’allarme sui dati riguardanti la dispersione scolastica in Italia segnalati più volte sugli organi di stampa è giustificato, l’Italia è tra i 4 paesi europei che hanno i dati più alti di dispersione scolastica nell’aerea comunitaria (cioè abbandono della scuola a 15 anni prima di aver acquisito un diploma). I dati peggiori riguardano proprio le regioni obiettivo convergenza (Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania), cioè quelle da anni oggetto di grossi finanziamenti nazionali come della Comunità Europea, proprio a contrasto della dispersione, anche se adesso iniziano ad avere percentuali consistenti di dispersione scolastica anche regioni come la Lombardia, la Val D’Aosta o altre regioni del centro nord, anche se concentrate in alcune aree nelle aree metropolitane periferiche o nelle aree interne.
La dispersione scolastica è un fenomeno complesso che viene analizzato considerando le interazioni tra i sistemi scolastici e i sistemi socio-economico-culturali. Negli ultimi decenni le indagini sulla dispersione hanno messo in relazione le principali manifestazione del fenomeno (gli abbandoni, gli insufficienti livelli di competenza raggiunta, il mancato completamento del ciclo formale di studi) con indicatori utili a rilevare dati e fornire le analisi necessarie per predisporre interventi a ontrasto.
Un contributo rilevante all’approfondimento del fenomeno deriva dai dati ricavati dalle rilevazioni delle indagini internazionali e dalle indagini statistiche elaborate su scala nazionale e europea. Dimensioni, indicatori e cifre descrivono un sistema italiano d’istruzione iniquo, capace di assicurare l’ingresso a tutti gli studenti ma non di garantire a ciascuno il successo formativo. La dispersione scolastica diventa l’aspetto più evidente di tale contraddizione. Nonostante le ricerche, gli interventi e le azioni, nonostante le attenzioni al problema su scala nazionale e comunitaria, il fenomeno non è diminuito nei numeri.
Il problema della dispersione scolastica ha assunto una rilevanza strategico-politica sovranazionale  a partire dalla fine degli anni ’90. La Commissione Europea ha riconosciuto ufficialmente nell’incontro di Lisbona del 23 marzo del 2000  l’importanza dei sistemi d’istruzione  nell’ottica della realizzazione di una knowledge society. In quell’occasione ha adottato una strategia di interventi il cui obiettivo , fissato allora al 2010, era di fare dell’ Unione Europea una “economia bastata sulla conoscenza competitiva e dinamica in modo da realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro ed una maggiore coesione sociale”.
Con la strategia di Lisbona, obiettivi come  l’innalzamento dei livelli cognitivi generali, l’acquisizione delle competenze chiave rilevate da indagini internazionali (comprensione di un testo nella lingua madre e ragionamento logico-matematico, bassi rendimenti da contenere entro il 15%) e l’abbattimento dei tassi di dispersione scolastica (da contenere entro il 10%) sono stati compresi nel quadro degli interventi normativi e delle azioni comunitarie con una conseguente destinazione di risorse specifiche in un quadro di  comparazione e di valutazione europeo e internazionale.

I dati.
L’Italia, nonostante i miglioramenti osservati a partire dal 2000, occupa ancora una posizione di ritardo: nel 2006 il 20,8% dei ragazzi era fermo alla licenza media senza frequentare alcun corso di formazione, contro una media europea del 15,3%. Le regioni con le più evidenti difficoltà sono la Valle d’Aosta (29,5%), che mostra tra 2006 e 2007 uno scivolamento verso il basso della classifica, la Campania (28,8%), la Sicilia (26%) e la Puglia (23,9%) (Mpi, 2009). Nel rapporto l’entità degli abbandoni scolastici è rappresentata dal numero degli studenti che durante un determinato anno scolastico interrompono gli studi senza comunicarlo alla scuola. Sono numeri critici, almeno per l’area UE (in pochi sanno che negli Stati Uniti i tassi di abbandono scolastico hanno superato il 50%, ma questa è un’altra storia).
Per il centro nord d’Italia la valutazione è complessa: la scuola appare scollegata dal mondo del lavoro, che anche se in crisi c’è, ed  è proprio il mercato produttivo ad attrarre giovanissimi con fragilità scolastiche per lavori di bassa qualifica. Per il Sud le cause sono diverse, e sono direttamente connesse ai ritardi socio economici; non dobbiamo stupirci, da anni le indagini sui rendimenti verificano un rapporto diretto tra rendimenti scolastici e contesto socioeconomico culturale familiare, sono conferme di riflessioni effettuate già mezo secolo fa da Don Milani, come da esponenti della ricerca educativa come Visalbergi.  Quello che sappiamo in più è che tutto ciò va osservato in relazione ai divari cognitivi profondi provocati da un sistema scolastico diseguale anche nell’offerta formativa man mano che si procede da nord a sud. Al sud si rileva una scarsissima azione di compensazione dei divari sulle competenze di base e sulle conoscenze informali da parte del sistema educativo in età precoce: cioè l’ assenza di asili e l’assenza di tempo pieno rafforzano le debolezze in entrata e i divari dei livelli cognitivi aumentano andando avanti nel percorso scolastico piuttosto che diminuire. Si tratta delle aree più povere d’Italia con il tasso di povertà infantile più alto d’Italia (in Sicilia un bambino su due vive sotto la soglia di povertà). Osserviamo dunque come i problemi a scuola dei nostri alunni siano lo specchio tragico e visibile dei loro problemi familiari e dei problemi economici delle aree regresse senza che la scuola, deprivata di tempo e di risorse, possa agire in modo adeguato e incisivo.
Nelle regioni ad alto tasso dispersione e scarsi livelli di rendimento cioè non sono state predisposte o messe in atto adeguate politiche compensative, di tipo strutturale e continuo nel ciclo scolastico primario e nel periodo prescolastico. Piuttosto il contrario: le condizioni strutturali, organizzative e finanziarie della Scuola siciliana ad esempio presentano gravissime criticità per quel che riguarda l’offerta educativa.
In Sicilia c’è il record di  Neet, ragazzi, tra i 15 e il 29 anni, che non studiano e non lavorano: dovremmo stupirci? Due giovani su quattro tra i 15 e i 34 anni in Sicilia non lavorano e non studiano, non fanno neanche uno stage. Sono giovani condannati a consumare senza il diritto di produrre e senza il diritto di sapere. Eppure regioni come la Sicilia sono da anni oggetto di fondi europei dedicati e centinaia di milioni di euro sono stati impiegati, sarebbe meglio dire mal impiegati nella formazione professionale. Ma sono i dati dell’evasione scolastica anche nel periodo dell’obbligo, sotto i 15 anni,  a provarci  che il fenomeno ha raggiunto livelli allarmanti e inediti. 262 famiglie nella sola provincia di Palermo, la scorsa settimana sono state denunciate ai carabinieri per mancata osservazione dell’obbligo scolastico dei loro figli. 262 famiglie.
Il procedimento legale di accertamento, di condanna, di burocrazia connessa costa allo stato circa 2mila euro ad alunno, mentre la sanzione per la famiglia è di soli 10 euro. Mi chiedo cosa farebbero queste famiglie (le cui condizioni di povertà spesso sono allarmanti) se avessero direttamente quei 2mila euro.
In realtà le ‘azioni a contrasto’,  a firma regionale o locale, (dal sistema della formazione professionale al sistema del proiettificio messo in piedi nelle scuole) sono sempre inadeguate perchè non agiscono sui numeri complessivi, sono di scarso respiro, frammentate, discontinue, inefficaci e predisposte, bene che vada, con ottime intenzioni e grande perizia, ma con risultati davvero limitatissimi, male che vada, non nel vero interesse dei ragazzi, ma nell’interesse di altri.

Cosa s'è fatto
Nelle regioni obiettivo convergenza la lotta alla dispersione scolastica è stata ed è svolta nel mondo della scuola e delle politiche scolastiche predisponendo progetti finanziati dai Pon che hanno agito nel tempo extracurriculare e come azioni di formazione non formale, destinate a studenti dei primi anni delle scuole superiori, con obiettivi per lo più “motivazionali”, ma lasciando spesso immutati i livelli di rendimento formali e dunque vanificando sostanzialmente le azioni. Se viene definito dispersione anche il basso rendimento nelle competenze di base il corso di teatro, o sulla legalità, o su non so cos’altro, favorisce sicuramente l’inclusione sociale a scuola, ma non agisce sul miglioramento di quelle competenze e rimane comunque completamente sganciato dalla “vita scolastica” complessiva della classe.
La dispersione, fenomeno strutturale multidimensionale si continua a combattere con azioni puntuali e monodirezionali. Oltre che discontinue ed extracurriculari. La dispersione scolastica non è solo l’abbandono, lo ripeto, ma è anche lo scarso rendimento. E l’abbandono è causato decisamente dallo scarso rendimento. Ogni drop out ha sul suo portofolio scolastico, oltre le criticità di contesto di provenienza, familiare e geoeconomico, il non aver frequentato l’asilo, il non aver goduto di tempo pieno, una o più bocciature e l’essere stato orientato verso percorsi di scuola superiore professionale con prime classi numerosissime in cui nessuno, nel tempo formale scolastico, ha la possibilità di poterne recuperare le debolezze nelle competenze chiave (detto con parole semplici: non sa leggere, scrivere e fare di conto in modo pari ai propri pari) che possano inserirlo a pieno titolo nella vita della classe: è colui che rimane indietro e indietro resta. Azioni “motivanti”, lo sport, la musica, il teatro, predisposte dalle scuole superiori per recuperare i possibili dropouts non sono in grado di agire sul recupero delle competenze di base mai maturate e dunque, se anche riescono a “tenere a scuola” il ragazzo, quest’ultimo rimane comunque un dropout.
Il punto è che i destinatari di queste azioni molto spesso sono i primi a non esserne raggiunti. Dal corso di teatro, ai percorsi della legalità, ad altre magnifiche azioni nobili in sè ma assolutamente inefficaci sul piano strutturale: spesso i dispersi son quelli che non ne vogliono usufruire. I dispersi sono ragazzi che lavorano nei campi, che scaricano cassette nei mercati, che aiutano le mamme nei lavori di casa. Difficile tenerli a scuola. Ancor più difficile in classe quando non sanno neppure di cosa stanno parlando compagni e docenti e quando si addormentano in classe o creano scompiglio per noia o disadattamento. E quando la sospensione per problemi disciplinari diventa un regalo e non una pena. Una partita di pallone o uno spettacolo su Borsellino, con tutto il rispetto e la franchezza, può giovare ma non salvarli. Può renderli protagonisti per un giorno e poi lasciarli di nuovo per 364 giorni ultimi. Ed è ipocrita o miope chi ritiene il contrario. Lo salverebbe semplicemente una buona formazione di base, che lo metta alla pari. Subito, fin da piccolo.
E’ logico che agire su quelle carenze strutturali sopra dette, con l’obiettivo di abbattere i divari cognitivi all’ingresso e di rafforzare o maturare bene e subito, le competenze di base,  sarebbe il primo passo per prevenirla la dispersione, anziché curarla quando già è troppo tardi. 
Le politiche  regionali contro la dispersione scolastica invece, si sono sempre concentrate sui percorsi di formazione professionale affidata agli enti oppure, agendo nei percorsi formali della scuola statale,  sul recupero in età adolescenziale attraverso veri e propri “progettifici”, azione che non ha funzionato e continua a non funzionare. Abbiamo l’occasione della programmazione dei Fondi comunitari per il 2014-2020.
Sarebbe il caso di cambiare verso e di impiegarli  in azioni strutturali e durature per il futuro dei ragazzi.
Ci sono gli assi per l’Infanzia, le misure per l’Istruzione, perché non prevedere alcune linee di intervento con una regia unica e persone preposte dentro gli assessorati regionali delle regioni obiettivo convergenza e dentro gli uffici scolastici regionali piuttosto che disperderli in mille rivoli di interventi e progetti scolastici poco controllabili e poco efficaci sul piano dei risultati complessivi?

Cosa cambiare e perchè.
Contro la dispersione scolastica e per innalzare i livelli medi di rendimento dei nostri studenti si dovrebbe agire urgentemente con provvedimenti precisi, che incidano in maniera specifica, organica e non frammentata nella lotta alla dispersione scolastica e che mettano gli allievi nelle condizioni migliori di imparare. Agendo a monte, fin da subito, fin dai primi anni di scuola e di vita prescolare, con azioni precise da effettuare nel mondo della scuola, nel segno della continuità e della programmazione a lungo termine.
Su questo mi permetto di avanzare alcune richieste inderogabili, per mettere i ragazzi siciliani, del Sud in genere, in linea con il resto d’Italia e dare loro le stesse opportunità di partenza:
-       Dotare la Sicilia e le regioni obiettivo convergenza di una percentuale congrua di asili e di scuole dell’infanzia (fondamentali nel determinare il successo scolastico dei bambini nel ciclo di studi successivo come provano indagini di vario tipo e come riportano anche le rilevazioni Ocse Pisa). A fronte di uno standard europeo richiesto del 30% in Sicilia solo meno del 2% dei bambini viene ammesso a frequentare un asilo comunale, per assenza di asili e di personale assicurato dai Comuni mentre la media italiana è del 14%.
-       Assicurare il tempo pieno nella scuola primaria e il tempo prolungato alla scuola media (adeguando edifici e organici e mettendo a regime il servizio mense). In Lombardia il tempo pieno copre l’85% delle scuole mentre in Sicilia non copre nemmeno il 5%, rappresentando una forma di discriminazione anticostituzionale. Eppure il costo pro capite di un alunno siciliano è superiore del costo pro capite di un alunno lombardo. Oggi a stento assicuriamo il minimo delle ore e spesso nemmeno quelle, a causa delle incerte dotazioni strutturali di beni immobili e di risorse umane. Più scuola fin da piccoli e meno debolezze si accumulano, meno possibilità di essere abbandonati alla strada e al nulla. I Neet siciliani sono ragazzi che sono stati bambini svantaggiati, bisognosi di tempo, di cure e attenzioni, di cui la scuola non riesce a farsi carico per i limiti strutturali che conosciamo tutti: poche ore di scuola, classi affollate, edifici indegni. Il tempo pieno nel primo ciclo dell’istruzione è l’ azione più efficaci a contrasto della dispersione scolastica, anche questo dato è provato da ogni genere di indagine e di rilevazione. Attenzione, non il doposcuola o il progettificio a cui ci siamo abituati con i progetti pon o por, o i fondi  pioggia contro la dispersione, bensì, lo ripeto, il tempo pieno (tra l’altro  impiegherebbe maggiori risorse professionali statali in modo stabile e non precario a vantaggio anche dei dati occupazionali).
-       Agire in modo organico (e cioè nel curriculo formale della scuola, non solo in quello extracurriculare) nel recupero delle debolezze in italiano e matematica nel primo ciclo scolastico (causa dell’accumularsi di quelle lacune poi incolmabili che contribuiscono in modo determinante la distanza dei ragazzi dalla scuola) con risorse professionali provenienti dalle graduatorie scolastiche, piene di docenti abilitati e vincitori di concorso (con doppio obiettivo anche sul piano occupazionale) adeguatamente preparati a tale azione di soccorso anche con didattica specifica e innovata. O con organico funzionale. Azione sperimentata e monitorata con successo in regioni come la Puglia
-       Formare docenti e dirigenti, soprattutto i dirigenti, di ogni ordine di scuole delle aree a rischio del paese a una mission precisa: recuperare, recuperare, recuperare. Per questo servono formazione specifica di livello, organizzazione scolastica conseguente, innovazione didattica, tempo scuola, flessibilità e risorse. Ogni bocciato in queste aree è un disperso: recuperarlo prima che bocciarlo. Ripeto, fin dall’asilo. Fin dalla primaria, alla secondaria di secondo grado è troppo tardi: ogni classe pollaio di scuola secondaria lascia fisiologicamente per strada (bocciandoli per impossibilità di recuperarne gli scarsi livelli di rendimento) una percentuale di alunni che saranno dispersi.
-    Innovazione, innovazione, innovazione. Cambiare i paradigmi scolastici. Innovazione organizzativa, metodologica, pedagogica, strumentale. Innovare vuol dire anche attivare le reti: sociali, politiche, economiche, digitali. Pensare in rete. Aprire le scuole. Dare un senso alla scuola in luoghi dove oggi non ha senso agli occhi di famiglie deprivate e di ragazzi demotivati. E il senso è uno solo: il lavoro accanto alla formazione. Il lavoro accanto al pensiero libero. Ripensare l'alternanza scuola lavoro in modo fattivo: che la scuola crei o aiuti a creare dal nulla il lavoro che non c'è, rendendo imprenditori di se stessi i ragazzi, responsabilizzandoli anzichè colpevolizzarli. Solo così si salvano i dispersi. 
-     Creare un dialogo scuola imprese sul territorio e fuori dal territorio per stimolare le famigerate soft skills, le 16 competenze trasversali (soprattutto quelle digitali) necessarie per affrontare il sistema economico produttivo, in percorsi di alternanza scuola lavoro
-      Creare un dialogo scuola imprese sul territorio e fuori dal territorio per attivare progetti di tirocinio e apprendistato di alta qualità. Punto da non confondere col precedente. 
-       Un piano programmato per l’edilizia scolastica. Non è possibile che gli edifici scolastici siciliani versino in quelle condizioni. Non è possibile che molti di questi edifici siano in affitto. Non è possibile che molti di quelli in affitto siano in beni confiscati non assegnati e di cui lo Stato paga affitti esorbitanti. Non è possibile anche e semplicemente perché non sono scuole. Anche questo è possibile farlo con fondi UE, incanalando le somme previste per l’area Green Economy: si potrebbero sperimentare edifici scolastici a basso consumo energetico e con uso innovativo di materiali e di spazi. Dando una piccola risposta anche alla grave crisi in cui versa il comparto edilizio.

Sono le azioni programmatiche e a lungo termine nel segno della qualità, non dell’approssimazione e dell’ improvvisazione, o dell’emergenza quelle necessarie e urgenti per gli studenti. 
La politica si misura in mandati elettorali a breve termine, l'education si misura in decenni. Teniamolo sempre presente. 


Recuperare tutti i ragazzi e tenerli a scuola attraverso un’istruzione di qualità, ma, ancor più grazie a una politica di qualità, capace di scelte adeguate, è il mezzo più efficace per contrastare la crisi ma, soprattutto, tra le strade e i quartieri che alcuni di noi frequentano, sono il primo mezzo per contrastare la criminalità che tutti sosteniamo di volere combattere.



mercoledì 15 ottobre 2014

"Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare la Sicilia. Vale anche per te"


"Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo". Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare la Sicilia. 

Un bambino su due in Sicilia vive intorno alla soglia di povertà, uno su quattro sotto quella soglia. Da anni nelle scuole, soprattutto quelle di periferia, noi docenti facciamo collette per comprare quaderni o penne o colori, per regalare libri. Ma adesso è una valanga a cui non riusciamo a tenere testa. La povertà educativa crescente, che si fa discriminazione, che si fa dispersione, contro cui ci troviamo a tenere testa soprattutto nelle periferie, comincia da un bambino o una bambina senza il diario, senza i colori, senza le penne. Nel mondo sono vari i motivi per il mancato accesso all'istruzione e noi non facciamo eccezione. Abbiamo l'accesso ma troppi bimbi sono privi di mezzi. Lo stato fornisce i libri, ma non il resto. All’ennesima segnalazione mi sento in obbligo di agire.

Molti avranno letto l’appello della Caritas di Palermo. Se la politica è la più alta forma di carità, come dice papa Francesco, piego il mio ruolo, forse in modo politicamente scorretto, per far arrivare a quanta più gente possibile l’appello di noi docenti siciliani e della Caritas di Palermo, ma lo estendo a tutte le città e a tutti. Oltre che, ovviamente, a tutti i militanti, esponenti e iscritti, del mio partito. “Nelle scuole troppi bambini e troppe bambine hanno bisogno di penne, quaderni, colori, portacolori, gomme e quant’altro di materiale di cancelleria". In ogni grande città ci sono centri di raccolta della Caritas, comprateli e portateli là, loro si preoccuperanno di farli arrivare alle giovani coppie e alle famiglie indigenti, o alle scuole. Anche un solo quaderno fa la differenza. Nei centri più piccoli andate direttamente nella parrocchia. 

La politica, di cui sono esponente, dovrebbe farsene carico con provvedimenti, finanziamenti, aiuti, è vero. Questa è la mia costante battaglia da donna che fa politica, il ddl regionale sul diritto allo studio è pronto e giace depositato all’Ars: chiedo ancora una volta ai 90 deputati di alzare per un attimo la bocca dal fiero pasto e di preoccuparsi di discuterlo e approvarlo. Ma da insegnante e donna di scuola non posso attendere che i miei alunni dai banchi passino alla strada senza battermi con le mani e con i denti per impedirlo e mi faccio subito veicolo e cassa di risonanza per questa richiesta. Chiedo il supporto dei mezzi di comunicazione per veicolare l’appello. E chiedo a chiunque legga di passare parola e di agire insieme a noi.

Chiunque può essere il cambiamento che vuole nel mondo, fortissimamente credo che la scuola sia il più alto mezzo di cambiamento positivo e tutti possiamo contribuire, non solo a parole. Credo ci sia una forte necessità di portare il sorriso e il segno di una comunità nelle classi, con gesti sani che tutti possiamo compiere. So quanto è grande lo spirito di solidarietà di noi siciliani. Invito dunque tutti e tutte ad acquistare materiale scolastico e portarlo alla sede della Caritas di Palermo in via Santa Chiara 10, a quella di Catania. Oppure di contattarmi, per organizzare la raccolta direttamente a casa vostra.  



giovedì 2 ottobre 2014

Spicola(PD): Ragusa: Violentate e ridotte in schiavitù. L'Isis di casa nostra



Spicola (PDSicilia) :” Violenze sulle donne rumene a Ragusa: abbiamo l’Isis dentro casa? C’è una Sicilia dell’accoglienza e una Sicilia dell’orrore”

“La notizia degli orrori e delle violenze sulle donne rumene nella provincia di Ragusa mi è arrivata mentre si discuteva pubblicamente del ddl sull’immigrazione e sui servizi agli stranieri presentato ieri da Ferrandelli e Leanza. L’orrore con un sms contenente un link all’articolo comparso su L’Espresso. Orrore.  Non riesco ad usare altra parola. A un anno dalla tragedia di Lampedusa papa Bergoglio dice agli italiani “aprite la porta del cuore”. Quale cuore? Violentare le donne, ridurle quasi in schiavitù? Uomini senza cuore che non considero siciliani, che mi fan pensare più alla barbarie dell’Isis che non a uomini educati nelle nostre scuole e che respirano la nostra stessa aria. Uomini che non meritano la cittadinanza italiana, per me sono questi gli stranieri, estranei a ogni regola umana e civile”
Così commenta Mila Spicola, vicesegretaria del PD Sicilia i gravi fatti denunciati su L’Espresso riguardo le violenze che subiscono le donne rumene nelle campagne ragusane
“Accanto ai volontari che si affannano a dare primo soccorso ai migranti, e so quanto sono meravigliosi per essere stata con loro ad Agusta a soccorso dei migranti minori non accompagnati ad esempio, ci sono i volontari dell’odio e della prepotenza a ricordarci quanto la Sicilia è terra di contraddizione di ferite  profondissime al concetto di convivenza civile e di rispetto. E’ un’onta profonda che non possiamo tollerare.  Il tutto si mischia alla tragedia della violenza alle donne, male oscuro del nostro paese, ferite a morte non solo in Sicilia e non solo perché straniere. “
Così continua:
E’ necessario che le autorità facciano chiarezza subito e che si puniscano i colpevoli. Ma è necessaria un’azione più profonda, l’approvazione della legge sull’accoglienza dello straniero e sul rispetto della persona che assicuri diritti e servizi e un’azione educativa al rispetto dell’altro o dell’altra, per chi cresce ma anche per chi è cresciuto.”
Così conclude
“  Chiedo al mio partito a Ragusa di convocare quanto prima un incontro di riflessione e di azione, perché è una ferita su cui una comunità deve interrogarsi, anche come comunità politica, io sarò presente. Dove siamo? Nei circoli a discutere su di noi e sui nostri ombelichi? Perché non mi chiamate per problemi come questo e non solo per la lite tra gli uni o gli altri? Dobbiamo stare là dove sono i problemi e dobbiamo conoscere le “cose che tutti sanno e tutti tacciono” per urlare contro e agire, prima ancora della stampa, per denunciare, prevenire, sanare non per trovarci ancora una volta a commentare”

(la notizia: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/15/news/violentate-nel-silenzio-dei-campi-a-ragusa-il-nuovo-orrore-delle-schiave-rumene-1.180119 )

sabato 27 settembre 2014

Se una mattina ti ritrovi in una classe pollaio...? Di chi è la colpa?


Di Mila Spicola
articolo comparso su Repubblica Palermo, 25 settembre 2014


Il caso di classe pollaio di 42 alunni nel liceo di Caltanissetta non è isolato, anche se è estremo ed è stato risoltoNon sono poche le scuole in Sicilia che superano i limiti stabiliti dalla legge di 25 alunni per classe, che scendono a 20 nel caso di presenza di alunno disabile. In questo momento non sono poche le classi di 35 alunni, specie al primo anno delle scuole superiori. Casi non meno gravi, per le ricadute deleterie per i docenti e per gli studenti, ma che passano sotto silenzio. Eppure si stratta, al di là delle criticità dal punto di vista didattico e del diritto allo studio, di inosservanze della legge sulla sicurezza nei locali pubblici, legge che ha rilevanza penale. Per dirla meglio: sono illegali.

A coloro che dicono "dove sta lo scandalo, ai miei tempi eravamo in 40 in classe", smorzo subito la frase replicando  loro subito che ai loro tempi infatti la dispersione scolastica era anche al 50%, ai tempi di alcuni addirittura non c'era nemmeno l'antibiotico e di questi 40 qualcuno rimaneva per strada con una banale diarrea. Mi sembra dunque che di scandali si trattasse e non è vero che si stava meglio.

Di chi è la colpa la colpa delle classi fuori normativa? Cioè delle classi pollaio? Tutti diciamo dei tagli effettuati con le leggi Gelmini, in realtà il discorso è un po’ più complesso. Il ministero assegna ogni anno un contingente di organici a ogni regione in base alla popolazione scolasticache poi gli Uffici Scolastici Regionali assegnano alle scuole in base al numero di iscritti previsti, che varia a seconda di quanti iscritti un dirigente accetta. In realtà tale numero dovrebbe dipendere solo e soltanto dal numero di aule: una scuola con tot aule può contenere tot classi di 25 alunni ciascuna, 20 se sono presenti disabili. Poi qualcosa sfugge: ci sono scuole che accettano più iscritti rispetto al loro numero di aule e ci sono scuole che hanno pochi iscritti, perché in isole minori o centri montaniAccanto a classi di 30/35 alunni ci sono classi anche di 8 alunni11 docenti hanno le prime come 11 ne hanno nel secondo caso Eun primo dato che “ammala” la media. Nei centri minori si fa di tutto per avere più classi per mantenere organici di docenti spesso residenti in quei centri, pur col calo enorme degli iscritti e con 8/10 studenti per classe. Ad ogni classe small corrisponde dunque una classe extra large da qualche parte.

Dall’altra, anche in presenza nel tessuto cittadino di più istituti dello stesso tipo, ci sono dirigenti scolastici che accettano iscrizioni oltre il consentito, non comparando quasi mai numeri di iscritti e numero di aule, confidando di avere assegnate comunque classi in più, con relativo organico, dagli uffici scolasticiDa mettere dove non si sa. Se tali classi in più non vengono assegnate gli alunni vengono suddivisi nelle classi esistenti o si concentrano in una classe mostroal di fuori di ogni logica come di ogni normativa, che poi dovrà giocoforza sdoppiarsi, anche “a mezzo stampa”In una regione in cui in ogni scuola si organizzano manifestazioni o lezioni sulla legalità è un profondo controsenso.  Intanto le iscrizioni le prendo, mica posso dire di no, tanto poi mi assegnano gli organici”. Ma le aule ci sono? Il rapporto docente/alunno è rispettato? Prima di arrivare a settembre con casi simili, prima di interrogargli Uffici Scolastici Regionali sulle dotazioni di organici, già ad aprile queste domande il dirigente potrebbe farsele? Gli uffici scolastici ripetono: i dirigenti lo sanno che poi non avranno assegnate altre classi, eppure accettano iscrizioni su iscrizioni. La responsabilità dunque è dei dirigenti della scuola, dei dirigenti degli uffici scolastici o del ministero? Se in una stessa città ci sono più licei ad esempio, perché un dirigente accoglie studenti oltre il numero che potrebbe accogliere? Diverso il caso di centri in cui c’è un solo istituto di quella tipologia per cui verrebbe leso il diritto allo studio rifiutando l’iscritto. Inoltre: i docenti sarebbero meglio distribuiti se in alcune scuole ci fosse una classe regolare di 20 alunni e non due di 10 alunni? E’per assicurare il diritto allo studio, che sarebbe comunque assicurato con una classe di 20 alunni, o per sovradimensionare l’organico e “non perdere classi”?  Mentre ci interroghiamo sui livelli di a“scontare la pena” sono alunni e docenti: le classi pollaio ci sono, specialmente nelle prime classi delle scuole superioricon  effetti nefasti sui livelli di rendimento e sui dati della dispersione, tanto “molti o si ritirano o vengono bocciatiAffermazione inquietante: siamo in una regione in cui la madre di tutte le battaglie è proprio quella contro la dispersione scolasticaobiettivo strategico comunitario. Chi pronuncia la frase di cui sopra non sembra averlo chiaroperché una classe pollaio, è anticamera di bocciature e di dispersione. Oltre ad essere illegale, eppure siamo in una regione in cui nella scuola l’educazione alla legalità sembra essere totale e generale, eppure non tutti hanno la piena consapevolezza che formare classi pollaio sia un reato penaleI dirigenti accettano la cosa come frutto del fato, del sistema, dei tagli, degli uffici scolasticieppure la responsabilità legale diretta fa capo a loro, se accade qualcosa la galera è per loro, al di là delle “responsabilità di sistema”. Posto che la scuola ha bisogno di maggiori risorse, in questi casi specifici, le responsabilità condivise, perché sono condivise, potrebbero neutralizzarsi con una maggiore consapevolezza civica e civile in ogni anello della catena? A partire dalla mission comune che non è stipare alunni in una classe per poi perderne la metà, ma tenerne il giusto per formarli tutti e bene.

venerdì 19 settembre 2014

Spicola (PDSicilia) "Tutti mi chiedono cosa accade nel PD: stanno solo cercando di capire chi ce l'ha più lungo"

“Cosa accade nel PD? Ricapitoliamo, perché andando per le strade e incontrando militanti e siciliani, diventa sempre più difficile spiegare, oltre che capire.. Intanto una base unitaria c’è, ed è stata discussa e votata nell’ultima direzione alla presenza di Guerini: cioè la necessità di un’azione di rilancio del governo Crocetta di concerto col Partito Democratico. Questo significa e sottintende che questo governo così com’è non va a nessuno, compreso Rosario Crocetta, se vogliamo dar credito alla votazione all’unanimità (hanno votato tutti, tranne Monastra, sul deliberato, compreso Crocetta) effettuata nella scorsa Direzione del PD. Il problema è la ricaduta di tale deliberato: da un lato ci sono i “cuperliani” che tolgono non ho ben capito cosa al governo e a Crocetta: la fiducia, la faccia? Dall’altro ci siamo noi “renziani” che chiediamo l’azzeramento totale e il ripartire da zero. Esattamente per rilanciare l’azione di un governo che da mesi ripetiamo tutti che così com’è non ci va, esattamente chiedendo di ripartire dai temi. Dunque mi pare che l’obiettivo sia unitario, come la premessa. Rimane da definire quello che ci sta in mezzo tra la premessa e l’obiettivo. Per me, come renziana, ci sta l'azzeramento, per Fausto, come cuperliano, ci sta altro. Ma da segretario e da vicesegretario non possiamo avallare posizioni di parte, ma posizioni collettive, non lo decidiamo nè io, nè lui. Io direi che in mezzo ci stanno gli iscritti e i dirigenti del partito. Spetta a loro decidere.”

Così risponde Mila Spicola, a margine di un incontro con operatori della Scuola, a quanti chiedono “cosa accade tra il governo e il PD in Sicilia


“Ora, al di là delle opinioni personali di ciascuno di noi, in cosa stiamo forzando tutti quanti? Nella produzione automatica di dichiarazioni e azioni, sempre più roboanti, quanto inutili. Forse è il caso, prima di esprimerci sui tanti “dovremmo”, di convocare gli organismi, Direzione o Assemblea, e portare in quella sede le molteplici varianti. Ma su una base certa: a nessuno di noi l’azione del governo Crocetta sembra essere stata fino ad oggi decisiva.Che sia chiaro. A prescindere dall'essere governativi o meno l'azione del governo ha necessità di un cambio di passo, e lo ripetiamo da 365 giorni circa tutti quanti.
Possiamo ripartire da zero per costruire, come ripetiamo da mesi noi renziani, come anche per distruggere e fare non ho ben capito cosa perchè non leggo o sento proposte specifiche al di là della necessità di trovare alleati a destra o a manca, dentro le forze di partito, sindacali o di categoria. Ma per quali proposte?
Il punto è che tutto ciò non lo decidono gli eletti del PD all’Ars, non lo decidono segretario o vicesegretario, non lo decidono nemmeno presidente e capogruppo e nemmeno tutti questi riuniti insieme. Lo decidono gli organismi del partito. 

Chiunque tra i deputati voglia staccare la spina al governo e andare alle elezioni, perchè togliere la fiducia non vuol dir nulla, vada per le vie concrete, elabori una mozione al riguardo da presentare in Assemblea regionale del PD, ci metta la firma e la seconda sarà la mia, sono pronta a firmarla, e se c’è la maggioranza quella sarà la posizione del PD. Non vorrei dire, ma forse a firmarla servirebbero i 90 deputati, e persino tra i nostri 18 deputati del PD, sarebbero manco cinque a firmare. Dunque di che stiamo parlando? Mi sembra che tutti ci auspichiamo azzeramenti o staccamenti di fiducia e poi “curnutu cu si movi”. E, se posso permettermi, Crocetta da causa diventa alibi. 
Sono solo scontri muscolari, con tanto lessico e pochi verbi, cioè tante parole senza azioni, per capire chi ce l’ha più lungo. E' una valutazione politica, non ironica.
Io che sono donna, sinceramente, non ho questo problema. Ma mentre costoro stanno in salotto a discuterne, vorrei capire dov’è la cucina per preparare la cena. Perché tanti siciliani non ci arrivano, alla cena e credo se ne stiano fregando delle discussioni da salotto, ops, da vertice, o meglio, le stiano avversando sempre di più. In una parola: una politica sì fatta è perdente.
Vorrei che facessimo un'altra politica, quella delle azioni, non delle dichiarazioni, perchè

"I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere sono perle false fintanto che non vengono trasformate in azioni" Gandhi.

domenica 14 settembre 2014

Celebriamo don Pino Puglisi domani dicendo grazie a chi continua nel suo solco



Strano destino per un'atea anticlericale avere a che fare sempre con preti.
Don Milani, Don Pino Puglisi, ...
La celebrazione di domani come ogni anno avrà il valore di una giornata importante per i ragazzi, per rinnovare in loro il racconto e la memoria di un esempio imprenscindibile.

Per gli adulti, palermitani, siciliani, italiani, ogni commemorazione è solo un giro di boa per rispondere a una domanda semplice: in che modo il suo esempio, in questo anno trascorso, mi è stato utile nelle azioni?

Io voglio dire grazie, profondissimo grazie, ai miei colleghi che operano in scuole di periferia, in scuole a rischio.
Perchè operate con gli stessi principi, con la stessa forza e con gli stessi sentimenti che animavano Don Pino Puglisi; in luoghi difficili, con ragazzi difficili, luoghi che hanno altre regole, altri riti, altri valori.  Luoghi poveri, di mezzi e di cultura. Dove la non regola è palese e ha quel senso di verità che le non regole camuffate di altri luoghi, i luoghi bene delle città, hanno perso da tempo.
Nulla di romantico, nulla di retorico. Extra stati in cui lo Stato non si sa nemmeno cosa sia. In cui difficilmente incidi o cambi, ma si assume tutto intero il senso della presenza, della relazione che si riesce a creare, perchè solo la relazione salva, ma, nello stesso tempo, la relazione danna.
Levi Strauss diceva che il sistema crea i sentimenti.
Immaginatevi il conflitto che si crea in un docente di periferia, tra ragione e sentimento, tra ragione e sistema.
Quando il sistema su cui incidi è quello che vorresti distruggere.
Figure come don Pino ci portano coi piedi ben piantati per terra, ci permettono di tenere più o meno distinguibili i confini tra sistema, ragione e sentimento.
Quando uno dei tre elementi ci travolge. E non è raro che accada.

Chiunque ha visto lo splendido film di Maresco capisce cosa intendo.
Visto da fuori avrei dovuto disprezzare quel mondo. Visto da dentro io ci vivo in quel mondo.
Ci salvano le pareti della scuola. Ci separano eppure ci uniscono a quel sistema. All'antistato che dobbiamo comprendere e conoscere prima di pensare di cambiarlo.
Nell'assenza di Stato, perchè l'unico Stato ammesso nei quartieri a rischio siamo noi, gente di scuola. E nemmeno poi tanto.
Chi rimane lì lo fa con consapevolezza e coscienza. Riportando le regole ai luoghi, senza confini e senza fossati.
Ecco, io vorrei dire e dico sempre grazie, ai miei colleghi di zone a rischio.

Anche per Don Pino. I santi si celebrano rispettando i vivi che li portano in giro con le loro gambe, cercando di mantenerne un sorriso autentico coi fatti.

Se poi allargo lo sguardo oltre la scuola, come possiamo celebrare don Pino?
Ciascuno faccia la sua parte, vero, cercando di rimuovere sempre fenomeni o azioni non corrette, quando apertamente corrotte. Educando o agendo in tal senso.

Questo vale per chiunque, da me stessa, al mio alunno che copia il compito, ai fenomeni più gravi o gravissimi, come anche, allargando il discorso alla politica, approvando un serio provvedimento di legge contro i fenomeni di corruzione accogliendo la richiesta di Don Ciotti.
Ecchilo là, un altro prete. Questo significherebbe celebrare don Pino e sostenere un altro don o chiunque altro che da vivo continua nel suo solco.




sabato 13 settembre 2014

Spicola (PDSicilia): "Su Sgarlata dossier ordito da incompetenti: dal metodo Boffo al metodo Buffo"

Cara Maria Rita,

Consiglio ai prossimi maldestri “generatori automatici di dossier infamanti” di studiare prima di prepararli. Perché anche per fare operazioni di questo genere è necessario saperle fare. Cara MariaRita, nel tuo caso dunque non si tratta di metodo Boffo ma “buffo”, messo in piedi da incompetenti. E non vorrei offendere Dario Fo.

Questa volta parlo non solo da vicesegretaria del PD, ma, se ciò può avere un minimo di forza e di autorevolezza, in questi valzer di assurdità, e spero che le competenze in questo paese, troppo amante delle superfici e degli specchi distorti, diano quella forza e quell'autorevolezza che la politica vera stenta a conquistarsi.
Riprendo per un attimo la mia storia e parlo anche da storica dell’architettura e del paesaggio, da allieva di Cesare Brandi e di GIovanni Carbonara, maestri della tutela dei BBCC in Italia, miei maestri, da certificatore CasaKlima e da tecnico di parte iscritta nella lista dei tecnici del Tribunale di Palermo, proprio per questioni come questa.  
E dico dunque: a chi stanno parlando costoro? Non a me, non a te, non ai siciliani.

Anche chi è poco esperto in tutela del paesaggio e dei beni culturali o in architettura ecosostenibile però può arrivarci, non serve più avere una copia del massiccio codice unico dei BBCC. Con i potenti mezzi della rete bastava digitare “piscine prefabbricate, permessi” e la banda Bassotti avrebbe letto subito che: “Per quanto riguarda la trafila burocratica, invece, la normativa attuale prevede che non siano necessarie autorizzazioni speciali per installare le piscine prefabbricate fuori terra. E’ necessario esclusivamente notificare il proprio Comune di residenza (presso l’apposito sportello) dell’inizio delle attività di costruzione e una volta trascorsi 30 giorni sarà possibile iniziare a tutti gli effetti l’opera di installazione.” Le piscine prefabbricate poggiate nascono proprio per non incidere in modo definitivo nel territorio, sono un segnale di ambientalismo, non il contrario.

E’ un po’ la stessa trafila burocratica che si segue quando si “poggiano” su crinali o fiumare grandi opere d’arte. Cambia l’oggetto ma la trafila è identica. L’importante è che siano opere amovibili. E non sempre certe grandi opere che vediamo “poggiate nel paesaggio” lo sono, amovibili o d’arte.
Il tuo errore imperdonabile, cara MariaRita, è stato l’eccesso di scrupolo, comunicandolo anche alla Soprintendenza, e l'errore di quest'ultima è stata quella di risponderti subito, invece di darti una pacca sulla spalla per dirti "ma chi mi mannasti? non serve"!
Scrupolo imperdonabile di questi tempi in cui fiore all’occhiello della politica, una politica che non condividiamo, sono superficialità, incompetenza e mancanza di attenzione.
Tutto ciò sarebbe buffo se non fosse tragico. 

Comunque dal male il bene, tale vicenda ha permesso di mostrare a tutti quanti quali reali interessi si celano dietro il “congelamento” delle nomine dei nuovi soprintendenti che avevi operato, tutti di chiara esperienza, curriculum e competenza. Sono gli stessi interessi che hanno devastato coste, territori e città, senza permesso della società civile e col permesso di amministratori collusi negli anni tremendi in cui speculazione e mafia avevano una voce sola. Ai “mandanti dei dossier” voglio dire che per noi, renziani, ma siciliani in genere, quel periodo è morto e sepolto. E i finti balletti di dossier arraffazzonati, procure, denunce non ingannano nessuno. Sì sì e no no. In modo chiaro e forte: non permetteremo a nessuno di mascherare interessi speculativi con “crociate legali”, per fortuna maldestre. Lo diciamo da politici nella politica, da competenti, senza bisogno di correre in procura. 
Qualcuno ha scritto “nel silenzio dei renziani”, beh, si rimane basiti e bisogna riprendersi dalla sorpresa di fronte a certi fatti.
Né noi “tecnici del paesaggio”, né noi renziani, né gli ambientalisti che si son tutti mobilitati con noi a difesa di Maria Rita Sgarlata, a partire dal sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo, siamo rimasti fermi, né zitti: nei luoghi e con chi dovevamo alzare la voce l’abbiamo fatto, subito. Eccome se lo abbiamo fatto. 
Tra l'altro io stessa avevo già pubblicamente chiesto la conferma delle nomine delle soprintendenti. Prima di questi fatti.E questi fatti mi confermano ancor di più ciò che sospettavo allora.

Non ci appassiona però la politica delle procure, specie quando è affrettata e frettolosa, e quando maschera strumentalità politiche. Tutto questo è sconfortante.
Ma, lasciando stare le strumentalizzazioni, adesso ci sono questioni che vanno oltre; sono le questioni essenziali della difesa del paesaggio e dell'identità siciliana, sulle quali nessuno può permettersi passi falsi, frettolosi o peggio mascherare dinamiche non consone.

Sinceramente mi piacerebbe attardarmi non su queste tristi  vicende, da dirimere stendendo veli pietosi, ma sull'attività dell'Assessorato diretto da MariaRita Sgarlata: in campo è lo studio della nuova legge Urbanistica Regionale, testimoniato anche da iniziativa pubblica di confronto con esperti e urbanisti venuti da tutto il Paese e in dirittura d'arrivo quella sui Parchi, gioiello di ambientalismo, elaborata di concerto con Regioni virtuose come la Toscana.
Ma queste non sono notizie da prima pagina. Ed è un peccato.

Mi appello a Rosario Crocetta perché dia un segnale chiaro a quanti stiano pensando il contrario, confermando quanto prima quelle nomine e iniziando col reintegro della soprintendente Basile nel suo ruolo. 

A MariaRita dico: su paesaggio e territorio vigiliamo insieme a te, agli ambientalisti, di cui noi stessi facciamo parte da sempre, secondo una tradizione di difesa del paesaggio e dei beni culturali, che fa parte del dna e della storia di noi “renziani siciliani della prima ora”.

Mila Spicola,

dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e specialista in Restauro e Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali presso l’Università La Sapienza di Roma