sabato 7 febbraio 2015

Non sono un orango e non sono charlie.Dove finisce la libertà e comincia l'arbitrio.




Io sono Charlie nella libertà, non  sono Charlie nell'arbitrio. 
Il sonno della morale condivisa sta generando, secondo il parer mio, mostri d'arbitrio, non di libertà.

 "Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni." 

Ho pensato subito al  Leopardi del Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani,  nel passaggio in cui Casson, interrogato sulla vicenda di Calderoli che definisce Kyenge un orango, si appella e rimanda alla legge. Cosa che non han deciso i componenti della Giunta del Senato che doveva esprimersi in tal senso. Per me è gravissimo che la Giunta si sia spaccata, è grave tanto quanto la costatazione che sono lo specchio di un Paese spaccato sui diritti. E dunque sulla Costituzione.

Calderoli è passibile di condanna di legge, e le leggi esistono, ma, domanda: l'opinione corrente degli italiani, i costumi correnti degli italiani, lo condannano allo stesso modo?

La legge è divenuta tristemente delega di comportamento in assenza di morale della dignità della persona, comune condivisa e vissuta? Un surrogato di passato, quando le opinioni comuni ormai sono in tutt'altra direzione: la spaccatura. Mi sbaglio?

È opinione comune oggi un non più velato razzismo. Un non più velato sessismo. Un non più velato degrado dei diritti. Non generale, ovvio, ma di una parte nutrita del Paese sì.
E che chi vuol raccgliere consensi facili non ha che appellarsi a tutto ciò per avere nello stesso tempo: applausi da una prateria sempre più affollata e sdegno da un settore sempre più spoglio. Mi sbaglio?

Non abbiamo più una morale comune fortemente condivisa fondata sulla dignità e sui diritti. Abbiamo una doppia morale, una immoralità, un fate un po' come cazzo vi pare. Diciamo che dalla libertà della responsabilità si è deragliati al libero arbitrio. All'arbitrarietà.E guai a intaccarlo o toccarlo. 
Appena inarchi il sopracciglio di fronte a certe uscite, a certe dichiarazioni, come anche azioni, son tutti Charlie. Son tutti nell'alveo comodo e magno della Satira uber alles. Della libertà..Io direi più dell'arbitrio per convenienza, per effetto non della libertà. 
La satira si fonda sempre su uno strato di opinione comune, non farebbe presa sennò, e allora il bandolo sta là: il comune sentire non è più comune.
Tutto ciò non cozza con l'idea civica e civile del  patto collettivo sui diritti che è alla base del nostro vivere sociale ?
Del vivere comune fondato su valori e diritti della persona? Su una Carta, legge superiore dello Stato, che li sancisce e li difende perchè le opinioni comuni li condividono e li supportano senza bisogno di ricorrere alla legge? Davvero tali diritti sono condivisi e supportati da tutti? 

Davvero l'Italia non è spaccata profondamente su valori e diritti e nel vuoto e nella spaccatura son le convenienze a invadere il campo: le opportunità personali della politica, le convenienze della difesa del proprio in tempo di crisi, le assenze educative di una scuola che non avverte le necessità di ricreare quel patto sul serio e strutturalmente: educando, formando e selezionando e aggiornando personale educativo, con missioni chiare predisposto a rifletterci sopra in modo serio, giorno per giorno, non personale meramente disciplinare, burocratico, amministrativo che spesso su temi spinosi rimane assente, inadeguato proprio perchè non esistono mandati chiari e condivisi in tal senso. Razzismo, sessismo, cultura di genere, diritti di religioni al plurale e diritti di laicità. No, non se ne può parlare..o meglio..tutto è demandato all'autonomia scolastica che si trova in un front office di genitori inviperiti per l'una o l'altra posizione. E di docenti confusi o impauriti sul da farsi. 
Meglio non fare o fare? E intanto le tv, il web diventano praterie selvagge di arbitri e scorribande.
E intanto gli italiani crescono, senza tetto comune e legge morale collettiva.

Forse vogliamo prenderci in giro, non affrontando la questione dal principio.

  "Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi (l'etica collettiva) dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni." 
E il dubbio sulla modalità con cui si formano oggi le opinioni è presente e vivo. 
Su quali dati, su quali fatti e su quali strumentalità. quanto non siano opinioni ma luoghi comuni. Quanto non siano manipolate per esigenze le più varie, dal consenso al dissenso sapientemente indotti da assenze o da dogmi educativi contrapposti piuttosto che da maturi pluralismi di pensiero.

Giacomino punto e accapo, ne avremmo da parlare sullo stato presente dei costumi degli italiani. Infinitamente.

sabato 31 gennaio 2015

La Mafia c'è perchè conviene.


Per constatazione mi vien da pensare che oggi quel che c’è esiste perché conviene. In mancanza di ideali è la convenienza a imporsi. Prendi la Mafia in Sicilia, in tempi grami per gli onesti e l’onestà, ella s’impone perché conviene. Abbiamo debellato le ideologie come fossero epidemie, il mio sospetto è che abbiamo ridimensionato l’ingombro degli ideali alla convenienza individuale; non delle ideologie, perché le vedo intatte e vincenti, anche se diverse. Ne vien fuori una vita più semplice, banale e comoda, fatta di calcolo. In cui giusto e sbagliato non stanno in alto, imperativi categorici, ma in basso, da rimodularsi addosso a uso personale, purché convengano. Eppure il corso del progresso e delle civiltà si è modulato intorno alle priorità dell'immateriale sui bisogni. E ciò che trapassa il tempo e lo spazio non sono le necessità materiali, le convenienze emergenziali, ma gli ideali. Senza retorica, senza buonismi. Con tenacia tranquilla.
Gli uomini sono uomini quando ritengono che non ci sia nulla di più concreto per cui vivere dei propri ideali. Soli sono capaci di iniettare fiducia nelle vene anche quando tutto è perduto. Anche se non convengono quasi mai. E ditemi voi cosa manca oggi, se non la fiducia. Gli ideali disegnano i l futuro, non le riprese economiche, sennò si vivono vite schiacciate sul presente. Vent’anni in una cella di tre metri quadrati, Mandela. Vent’anni blindati e poi ammazzati: Falcone, Borsellino, Li arino, Mattarella, La Torre. Isolato e poi ucciso: Matteotti. In galera per anni: Gramsci. Consapevolmente suicida: Leonida alle Termopili. No, gli ideali non convengono, ma son quelli che nutrono l’anima collettiva nei momenti più neri e fanno andare avanti a passo spedito con la luce negli occhi individui, popoli, nazioni e Storia. Aiutano a dire no sorridendo. E’ giusto sopperire ai bisogni dei popoli, meno giusto mascherare come tali mediocri convenienze di parte. Alla lunga le semplici convenienze, singole o collettive, succhiano sangue, spengono motivazioni e bloccano la vera ricchezza di ogni persona. Annullandone l'anelito a una vita superiore. E allora io mi chiedo: cosa conviene di più in una vita se non desiderare di andare oltre la vita per motivi nobili? Se non arrendersi a una vita serenamente retta, in cui le ragioni del rigore, dell’onestà quotidiana, degli ideali siano difesi nella normalità di ogni giornata e trasmessi ai nostri figli nella verità dell’esempio, non nell’ipocrisia di un discorso?  Trasferire e leggere nei loro occhi la stessa luce, la stessa forza indomita. Dove la vedo oggi quella luce? In quali occhi? Il pessimismo collettivo nemmeno tanto strisciante non è dato dalla crisi, ma dalla mancanza di fede in se stessi, laica o religiosa che sia. E con fede intendo qualunque cosa che stacchi la vita umana dalla terra e dall'interesse spicciolo, ovverosia l'ideale.
Mostrare quanto sia necessario prima che morire per essi, vivere con essi. E la seconda è più difficile della prima.
È la forza più grande capace di toglierli dal pantano della crisi. Morale prima che economica, vale per Palermo, vale per la Sicilia, vale per l'Italia tutta.

Senza il clamore dell’eccezionalità, se no si presta il fianco al pensare che agire così non sia normale, non sia atto quotidiano dovuto al regalo della vita. 
La Mafia, la disonestà, il basso cabotaggio, le strumentalità del potere e l’assenso ad esso, la sudditanza conveniente che tutto giustifica e tutto sottintende, converranno sempre. Sta a noi vivere d’altro e non di convenienze, pensando che gli ideali non siano un Pantheon eccezionale bensì una regola di vita quotidiana, alla portata di ciascuno e che non sempre ciò che conviene sia bene.

Questo post è stato scritto col sottofondo dello scrutinio per l'elezione del Presidente.
Il nome di Mattarella questo mi ha evocato, un tempo di ideali e di fiducia in essi.

sabato 3 gennaio 2015

Analfabetismo di genere ovvero la suocera tra i rifiuti





Solo una sana e consapevole educazione di genere salva gli uomini e le donne dallo stress e dall'azione cattolica. E dalla superficialità, grande male dei nostri giorni. Oltre che da tutto il peggio che avete già detto giustamente in rete a proposito della faccenda Rap. La pubblicità offensiva, carica di stereotipo sessista, spacciata per "ironia", comparsa sui cartelloni pubblicitari di Palermo. No, non è ironia e nemmeno cattivo gusto; è solo banale, comunissima e pericolosa ignoranza di genere. E continuano quasi tutti a ritenerla ironia. Chiamando in causa addirittura argomentazioni del tipo "viva la leggerezza" "no al conformismo". Senza nemmeno rendersi conto che quella immagine è un banale, conformista stereotipo. Di genere. 

Io direi al signor Rap, che tanto difende le sue buone ragioni e la necessitá di difendere "l'ironia": guardi che è ironia, certo, ma è ironia sessista. A me non va di farla, l'ironia sessista, come alla stragrande maggioranza non va di ridere all'ironia razzista. Sono entrambe frutto di potentissimi stereotipi: solo che sugli stereotipi razzisti c'è un patrimonio di riflessione e lotta collettiva largamente vissuta, condotta e condivisa, sugli stereotipi sessisti no, sono largamente accettati. Sempre quando fossero identificati e riconosciuti come tali. In genere non lo so. Sono accettati. Sono supportati. Sono praticati, dire a chi legge: sostituisca lo stereotipo suocera con lo stereotipo uomo di colore. E poi ne faccia un cartellone. Cioè: un uomo di colore tra i rifiuti ingombranti. Ironia? l'uomo di colore come rifiuto è stato per secoli uno stereotipo potente. Non solo: sotto sotto ancora lo è, ma la cultura, la civiltà, la marcia dei diritti...Aiutano a far capire che sarebbe un messaggio potentemente razzista, più che un messaggio ironico ..Salvini permettendo. Ma noi non siam Salvini, giusto? Non potrebbe uscire di casa, il signor Rap, perché il primo a indignarsi sarebbe lui (Spero). Sarebbe ironia o razzismo? Certo..è ironia, ...ma ironia razzista. Ecco: in questo caso, il caso della suocera, è ironia o sessismo? O forse..non è che per caso si tratta di ironia sessista, ergo sessismo? caro signor Rap?

Se ci fosse un congiuntivo sbagliato su un cartellone sarebbe ironia? No. O, peggio, un ausiliare senza accento in un atto pubblico? Fa ridere? No. Fa piangere. Sarebbe sgrammaticatura. Non farebbe ridere. E questo accade: una sgrammaticatura di linguaggio che rivela una sgrammaticatura di senso, di coscienza, di conoscenza, di diritti. Ma il punto è che molti non sanno nemmeno di cosa si parla e non è nemmeno da fargliene una colpa. È come accusare e condannare un indigeno della Papuasia perché mangia senza posate. Strabuzzano gli occhi di fronte una forchetta. In questo caso parliamo di un diritto poco discusso, trasmesso, metabolizzato: il diritto di genere, che si nutre della morte degli stereotipi di genere. Comunicazione ai naviganti: "la suocera da buttare" è stereotipo di genere. Come il gutturale è stereotipo di razza per gli uomini di colore. Scomparso nel consesso civile, compare solo in luoghi razzisti. Non sarebbe "ironia" sentirlo oggi in uno spot, no? Ecco. Mentre gli stereotipi di genere inondano la nostra vita, le nostre pubblicità, i nostri libri di scuola, i nostri media. Come una banale normalità. E invece è un diritto ignorato. 

È necessaria come il pane una massiccia educazione di genere, in tv, a scuola, ovunque, come ai tempi del maestro Manzi. Fatta prima ai grandi e poi ai piccini. C'è un enorme, persistente, dilagante, diffusissimo, inconsapevole, pericolosissimo analfabetismo di genere.
Eppure da quest'orecchio non sente nessuno. E non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. 

martedì 23 dicembre 2014

Nascere al Sud non può essere solo una disgrazia: usiamo e bene i fondi UE?

             
              (foto tratta dalla mostra fotografica "RIScatti", associazione Laboratorio Zen)
Ho inviato questa interrogazione formale agli assessorati e ai dirigenti competenti nell'ambito istruzione e famiglia e ai dirigenti di rispettiva competenza per l'istruzione e all'autorità di gestione dei fondi comunitari.
Perchè in Sicilia ormai possiamo parlare di Stato di Calamità Educativa.
Ciascuno, per la sua parte, faccia quello che si deve fare.
Buon Natale


Alla cortese attenzione dell’Assessore alla Famiglia dott. Bruno Caruso,
Dell’Assessora all’Istruzione dott.ssa Mariella Lo Bello,

Ai Direttori dott.ssa Maria Antonietta Bullara e dott. Gianni Silvia

All’Autorità di Gestione dott. Vincenzo Falgares

E p.c. al sottosegretario all’ Istruzione Davide Faraone

Oggetto: Interrogazione sui fondi comunitari sulla spesa effettuata e da effettuarsi nell’ambito Istruzione.

Due rapporti recenti, uno di Save the Children e uno della Fondazione Res, supportati dai dati raccolti negli ultimi anni dalle rilevazioni nazionali e internazionali dei rendimenti degli studenti, confinano la Sicilia come ultima nei rilevamenti e disegnano, con altri indicatori, una condizione di vera e propria emergenza educativa per i bambini e le bambine del sud e della Sicilia in particolare. I rapporti si concentrano esattamente sui divari Nord Sud: non solo divari nei rendimenti, ma correlano questi ultimi, come l’esito di altri divari di offerta ormai non più ignorabili.

“Nell'Isola appena 4 su 100 giocano nei prati e 8 su 100 liberi in strada, oltre 2.525 famiglie vivono "sotto sfratto", più di 228mila i bambini che sono in povertà assoluta; il 66% non ha letto neanche un libro nell'ultimo anno, il 74% non ha visitato un museo; appena il 5,6% di bambini 0-2 anni va al nido pubblico (contro il 45% dell’Emilia Romagna) e solo il 7% delle scuole primarie (contro l’85% dei bambini lombardi, primi nelle prove Invalsi nazionali) e il 22% delle secondarie di primo grado offre il tempo pieno; il 25,8% di ragazzi abbandona gli studi (contro una media nazionale del 17%).” Eppure l’Europa stanzia per la Sicilia in questo ambito tante e tali risorse che potremmo persino superare in offerta scolastica, in asili, in strutture adeguate e in personale umano qualificato, le regioni citate.
Da anni i rendimenti scolastici si mettono in relazione con il retroterra familiare e con i divari di contesto economico e sociale. Non è e non può rimanere una giustificazione, un dato di fatto. Per colmare tali divari si potrebbe agire, oltre che con azioni complessive di giustizia sociale, con azioni compensative di vario genere in campo educativo messe in campo da tutti gli attori: Comuni, Province (o quel che resta di esse), Regione, attraverso i suoi assessorati, ma anche ex provveditorati e uffici scolastici regionali, tutti enti che dovrebbero lavorare in sinergia per attenuare le differenze socio-economiche, anche a scuola, nell’organizzazione, nell’offerta e nella gestione ma che spesso non dialogano nei progetti operativi e non sempre si sono rivelati all’altezza dei bisogni.
Tra i divari di offerta nord-sud tre fattori si sono rintracciati come determinanti nell’acuire le diseguaglianze che colpiscono un bambino siciliano con un coetaneo di regioni come la Lombardia o l’Emilia Romagna e questi fattori fanno capo a responsabilità tutte politiche e amministrative e che oggi non possono più derogarsi o minimizzarsi da parte del mio partito, oggi al governo regionale e nazionale, anche perché sono disponibili sul fronte della spesa comunitaria, ingenti risorse proprio in questi ambiti:
  1. la quasi assenza di asili,
  2. la scarsa frequenza nelle scuole dell’infanzia, per carenza di locali,  
  3. la quasi assenza di tempo pieno, per assenza di mense e di strutture adeguate.
A questi tre fattori aggiungo:
  1. l’insalubrità dei locali, che potrebbe essere affrontata in modo risolutivo, con l'impiego degli stanziamento previsti sempre in sede comunitaria, per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici.
Questi indicatori sono determinanti nell’acuire i divari cognitivi all’ingresso e durante il corso del primo ciclo dell’istruzione. Divari che poi si trasformano in bassi rendimenti e in dispersione scolastica, soprattutto per un’offerta di tempo scuola insufficiente ed inefficace, specialmente nelle aree a rischio, sommata ad altri fattori quali la disorganizzazione scolastica, la discontinuità, la mancanza di aggiornamento specifico dei docenti, tutti fattori su cui si sta tentando di agire sul piano delle politiche scolastiche nazionali ma che verrebbero vanificate se non si agisce sui tre indicatori di cui sopra.

E’ vero che i rendimenti sono correlati a contesto e famiglia ma nascere povero e crescere povero e correlare a questo una scarsissima qualità dell'offerta formativa non deve essere ancora oggi un destino, quando abbiamo la possibilità di agire attraverso la leva di un’istruzione di qualità, maggiormente attenta e presente proprio là dove la situazione è più critica. 
Se correliamo povertà e dispersione abbiamo un’equazione sempre uguale. Quest’equazione muta se agiamo in modo diverso. E bisogna farlo in modo strutturale e continuo, non solo con la messa in campo di progetti extracurriculari,  ma mutando l’offerta strutturale.

In passato la politica regionale è stata quasi assente proprio  negli ambiti su citati, ambiti che potrebbero essere di sua competenza con il concorso degli enti locali: la realizzazione e gestione di asili , l’ adeguamento delle strutture scolastiche per aumentare l’offerta dei posti nella scuola dell’infanzia e per programmare il tempo pieno (coadiuvando con risorse ue l’assenza di fondi degli enti locali), la messa in campo di campagne strutturali per l’aggiornamento specifico dei docenti nelle scuole di frontiera e di progetti continui e generali per il rafforzamento delle competenze di base, eppure con l’aiuto dei fondi comunitari e con gli assi destinati esattamente all’ambito dell’istruzione molto di più poteva farsi e potrebbe farsi ancora.

Ecco perché vi scrivo e vi interrogo formalmente, in qualità di vicesegretaria del Partito Democratico, attualmente alla guida di questa regione, in qualità di referente scuola per lo stesso partito regionale, in qualità di insegnante e in qualità di cittadina che vede nell’istruzione e nell’investimento sul capitale umano la principale leva di sviluppo in una società della conoscenza.
Oggi non abbiamo più alibi e non vorrei che le somme perse in passato si perdessero nuovamente.

Vi scrivo formalmente per capire cosa s’è fatto, in modo puntale e dettagliato, se si è fatto, nell’esercizio 2007-13 e per capire e interrogarvi su ciò che si farà, se si farà, nell’esercizio 2014-20.
Per segnare insieme un cambio di passo necessario, con il concorso del governo nazionale, che ha messo in cima i temi della scuola e dell’istruzione e che vede in prima linea per la prima volta un sottosegretario all’istruzione siciliano. E’ giunta l’ora di integrare con altre azioni, coordinate e massicce, le linee d’indirizzo già prefissate.

Perché quel che s’è fatto fino ad oggi, anche se meritorio, non è stato né efficace né efficiente, visti i risultati.

Quel che s’è fatto fino ad oggi non basta affatto, non per esclusiva responsabilità regionale, ma anche per responsabilità regionale. In questo sono certa che il governo nazionale, attraverso la figura del sottosegretario on. Davide Faraone,  si renderà disponibile per qualunque tipo di supporto programmatico, progettuale e tecnico, sia alli uffici regionali, sia agli enti locali, sia alle scuole. Serve anche un interesse sinergico e trasversale a tutti gli assessorati come anche a tutti i deputati del Parlamento regionale. 
Perché nascere in Sicilia non continui ad essere una disgrazia e un destino già scritto per i bambini nati in contesti deprivati.
Dunque vi chiedo, per quel che fa capo allo stanziamento dei fondi comunitari da parte dell’Europa riguardo all’asse Istruzione, più specificatamente in capo a:
a.    -  realizzazione e gestione di asili (ciclo 0-3 anni),
b.    - realizzazione di locali adeguati per le scuole per l’infanzia (ciclo 3-6 anni),
c.    -  realizzazione di mense per le scuole del ciclo primario, pregiudiziali alla realizzazione del tempo pieno,
d.   -  adeguamento strutturale e funzionale degli edifici scolastici
e.    -  programmazione di azioni generali, coordinate regionalmente (cioè facenti capo a una cabina di regia unica nell’assessorato e nell’ufficio scolastico regionale, oltre quelli destinati  a pioggia nelle singole scuole)  per l’aggiornamento specifico dei docenti nelle scuole di frontiera e per azioni finalizzate all’annullamento dei divari cognitivi nelle competenze di base in italiano e matematica nei primi anni del ciclo dell’obbligo e dell’asilo e scuole dell’infanzia.

Interrogazione formale su:

1.    1.  lo stato dell’arte delle risorse 2007-2013 con indicazione delle risorse complessivamente previste nei programmi operativi, di quelle effettivamente impegnate, spese e certificate, di quelle disimpegnate e/o non più nella disponibilità della Regione e di quelle eventualmente programmabili nel 2007-2013;
2.     2. quali risorse in questi ambiti, per l’esercizio 2014-2020, programmate e individuate per gli obiettivi e quali sono i tempi e le modalità di attuazione e quali sono i centri di responsabilità e di spesa individuati.

Nell’attesa di una vostra risposta, con allegate tabelle, che sollecito entro in 31 dicembre 2014, pregiudiziale a una auspicabile integrazione alla prossima programmazione, da rimodularsi eventualmente insieme e con il concorso del governo nazionale, che si renderà disponibile ad integrare le azioni con quanto di competenza del Miur (organizzazione, organici, etc..etc..), oltre che col Partito Democratico siciliano (che supporterà e stimolerà gli enti locali nella figura dei suoi amministratori a rendersi esecutori e partecipi delle azioni per quel che è di loro competenza) e le altre forze di governo, mi rendo disponibile per ogni chiarimento e per ogni supporto.
Cordialmente,
Mila Spicola
Vicesegretaria del PD Sicilia,
referente Scuola, referente nazionale del Partito Democratico sulla Dispersione Scolastica

giovedì 18 dicembre 2014

La raccomandazione e la politica.


Un amico mi fa chiamare da una sua amica che mi chiede di raccomandarla alla selezione per un concorso.
Quante ne capitano di queste telefonate a chi di noi fa politica?
"Io sono brava, sono separata, ho due figli, ne ho bisogno. Altri passeranno avanti a me, altri peggiori di me."
Ho ingoiato amaro nel dirle che no, io non ne sono capace. Ho chiuso il telefono e ho pianto.
Dopo dieci minuti il mio amico mi urla al telefono che non comprenderà mai il mio "rigorismo moralista".Che non posso fare politica così. Perché "è normale" raccomandare.
Ha ragione forse, a volte non lo capisco nemmeno io come sono, tanto ciò che vedo intorno mi sorprende e angoscia. Non so nemmeno se è per dna o per educazione. 
Oggi lo chiamano rigorismo moralista, mia nonna mi diceva "non tradire mai te stessa". E "me stessa" questa è.
Forse lascerò la politica per non essermi adattata a questa normalità, ma non credo che si cambi alla mia età.
Non è un pregio, è un difetto e lo so. Secondo Darwin non sopravvive l'essere più intelligente o quello più forte, ma quello che si adatta.

Non ho mai creduto alle retoriche dei discorsi sul merito, sulle competenze, sulle proprie capacità. Non ho mai creduto alle retoriche dei discorsi sull'onestà.
E nemmeno ai mille discorsi sulla mafia e l'antimafia. Alle mille lezioni in classe dei professionisti dell'insegnamento della legalità.
Credo solo nelle mie lacrime, perché l'onestà è il silenzio delle lacrime quando più facile sarebbe dire di sì fronte al bisogno.
Non dico dire di no di fronte alla corruzione vera e identificata, quella gratuita del malaffare, ma i piccoli fatti grigi dell'illegalità diffusa causata dal bisogno. Quella che in fondo trova le attenuanti.
Quanti ne ho conosciuti di miei ex alunni, o i loro genitori che han spacciato per bisogno, che han corrotto per bisogno?
E quanti eserciti di raccomandati han preso illecitamente e indebitamente il posto ad altri? Peccato veniale..nemmeno i tribunali li condannano più.
E invece dici no. Dici no. E rimani sempre più sola. 
Io non ho mai cercato nella mia vita "gli amici degli amici". Quello che sono l'ho sudato, e dove sono mi corrisponde. Avrei potuto avere molto di più, tantissimo di più. Con gli amici dei miei amici. Ma abbiamo visto l'Italia andare a fondo a forza di portare avanti amici di amici. Sono pienamente convinta che anche questa è corruzione. Sì, sarà per questo che lascerò la politica. 
Per una questione morale tanto evocata ma che quando la pratichi ti ritrovi accusata e non accusatrice.
Per una valutazione della responsabilità interna prima di quella esterna, troppo millantata e parimenti inefficace. 

Però potrò sempre entrare in classe.
Senza troppe parole finte, senza stupori, senza proclami, senza giudizi o pregiudizi. Essere prima che dire. Affinché  i miei alunni crescano e non si stupiscano mai dell'onestà, ma la vivano.
Come un abito comodo, normale, della taglia giusta e la loro taglia sia quella.

lunedì 24 novembre 2014

#25novembre Il PDSICILIA contro la violenza di genere



Inviata a tutte le iscritte e gli iscritti del Partito Democratico Sicilia

Carissime/i,

il 25 novembre è la giornata mondiale contro al violenza sulle donne. 
Il nostro Partito, attraverso voi sarà impegnato in manifestazioni, azioni, incontri che si svolgeranno in ogni città siciliana.

Abbiamo chiara la necessità di agire sul piano politico perché è quello che ci compete, per mettere in campo provvedimenti a contrasto. 
Il 10 novembre abbiamo avuto una importante iniziativa a Ragusa, presenti Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato e Giovanna Lombardi, consigliera di parità del Governo; l'incontro riguardava i gravi fatti verificatesi nelle campagne del ragusano contro le donne rumene che lavorano come braccianti, anche se accaduti in un territorio limitato e da parte di responsabili limitati, ma sono fatti che riguardano tutta la comunità siciliana e che ci spingono a riflettere e ad agire contro un fenomeno, quello della violenza di genere che non è  "fatto privato" ma tragedia collettiva, sociale, civile, dati i numeri di violenze e delitti di genere

E' necessario mettere in campo provvedimenti a livello locale, regionale e nazionale che non siano solo sul piano legale, ma su un piano più generale, per creare una rete di servizi e azioni per la prevenzione, per la tutela e il sostegno alle donne oggetto di violenza e per agire anche sul piano educativo e sul piano comunicativo.

E’ necessario aprire un dibattito  dentro il partito e fuori, con i nostri amministratori e con le associazioni e con le reti che operano in questo ambito sui temi delle politiche femminili e delle discriminazioni di genere, di instaurare un’interlocuzione stretta col governo regionale per dare piena attuazione alla legge regionale contro le violenze di genere e, sul piano nazionale, di chiedere al governo nazionale di dare attuazione alle indicazioni della Convenzione Internazionale di Istanbul contro la violenza sulle donne, convenzione da noi ratificata nel giugno 2013.
Abbiamo la consapevolezza che siamo ancora in attesa dei decreti attuativi dei finanziamenti per la prevenzione, siamo ancora in attesa di una ministra alle pari opportunità e sappiamo che i centri antiviolenza si reggono solo sul volontariato. Su queste cose concrete bisogna agire subito.
Abbiamo però chiara la convinzione che è soprattutto sul piano culturale che bisogna agire, per scardinare atteggiamenti profondi, sensibilizzando coscienze individuali e collettive, e che tale lotta va condotta soprattutto con la prevenzione, sul piano culturale, educativo e comunicativo. 
A partire da un cambio di visione da parte di tutti noi, che sia un mutamento di paradigma nel linguaggio, nei pensieri e nelle azioni di tutti/e noi.


IMPORTANTE:

Alleghiamo a questa mail una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione che affidiamo interamente a voi: vi chiediamo di diffonderla a partire da adesso in modo virale sui social, facebook e twitter, sulle vostre bacheche, sui vostri profili; sono diverse immagini, sceglietene una o tutte; come diceva qualcuno “sii tu il cambiamento che vuoi nel mondo”,

Fausto Raciti, segretario pd sicilia
Mila Spicola, vicesegretaria pd sicilia
Antonio Rubino, responsabile organizzazione pd sicilia
Tuccio Alessandro, tesoriere pd sicilia 








domenica 23 novembre 2014

Occupare una scuola, perché? Serve oggi?



Ho seguito la querelle tra Barbara (Evola, assessore alla scuola a Palermo, alla quale mi legano anni di lotte comuni) e parte del mondo scolastico palermitano sulla bontà o meno delle occupazioni scolastiche da parte degli studenti. Che si è estesa anche tra gli studenti medesimi divisi in pro e contro.
Da liceale non solo non ho mai occupato di più, non ho mai scioperato. Con coscienza e consapevolezza. A me piaceva studiare così tanto che lo ritenevo un oltraggio contro il mondo, o fosse solo contro la mia libertà, togliermi anche solo un minuto di scuola. Quante volte mi sono vista le facce rassegnate di alcuni miei prof nel vedermi, sola, ostinata, salire la scala del liceo Umberto I, quella che mi portava in classe. I miei compagni si erano già rassegnati.

Nel 1989, ormai universitaria, invece abbracciai la Pantera, il movimento studentesco di allora, e da allora non mi ha più abbandonato quel fervore, che poi negli anni è diventato abito politico, scelta di vita. Figurarsi dunque che valore do a quell’esperienza che mi fece nascere all’impegno civico e civile. Ma do altrettanto valore agli anni di studio liceale matto e disperatissimo, totalizzante, privato, individuale, l'unico capace di fornire quegli strumenti necessari al ragionamento sul mondo e nel mondo che mi ritrovo ancora, che coltivo ancora, con le stesse identiche modalità.Sui libri.Spazio privato e spazio pubblico.Ciascuno trova la sua strada, ma credo siano necessari entrambi.
Le due “parti” dunque vivono e si contraddicono già dentro di me per cui conduco a un ragionamento tutto personale quella querelle. Come si diceva una volta: il personale è politico, e dunque mi sento di esprimere pubblicamente alcune riflessioni.

I motivi per cui un ragazzo siciliano deve sentire il dovere di urlarci contro ci sono tutti. E sono gli stessi motivi per cui da mattina a sera io stessa mi batto: perché quello che gli abbiamo tolto, (argomento scuola, istruzione, opportunità) è così tanto che occupare una scuola, dovesse essere l’unico modo per farsi sentire, mi sembra il meno. Certo qualcuno mi dice: ma occupare è illegale, se noi siamo per il rispetto delle regole dobbiamo trasferirlo intatto quel rispetto. Certo, qualora le osservassimo, noi adulti.

Illegale e anticostituzionale è il divario, che si fa abisso, tra le nostre scuole e quelle di altre regioni (assenza di asili, assenza di tempo pieno, contesto socioeconomico critico, che fanno sì che un 15enne siciliano accumuli ben 3 anni di scuola in meno rispetto al coetaneo lombardo e la "nomea" nazionale di somaro perchè ultimo nelle prove nazionali e interazionali, oltre che la prospettiva nera della disoccupazione quasi certa), . 
Illegale e anticostituzionale è lo stato in cui versano scuole e strutture d’istruzione. 
Illegale e anticostituzionale è il divario conoscitivo che si costruisce giorno dopo giorno tra uno dei nostri ragazzi e un coetaneo di Trento. 

Quanti di questi adulti che puntano l’indice contro le occupazioni degli studenti siciliani si mettono di traverso contro lo stato delle cose? Autoassolvendosi tutti e scaricando il barile di mano in mano fino ad arrivare alla Divina Provvidenza? Dovremmo essere docenti, dirigenti e genitori ad invadere silenziosamente e rispettosamente, certo, ma tutti, le aule dei consigli comunali, del Parlamento regionale, quando si decide, più spesso quando non si decide un bel niente, che riguardi le nostre scuole. Non ci siamo in quei luoghi e non ci siamo nel pretenderlo. Dovrebbero essere i nostri rappresentanti regionali e nazionali a occuparsi tutti, in modo reale e non retorico, di quei divari. 
E non lo fanno.E non possono dire certo di non essere stati stimolati, sensibilizzati, spinti a farlo, da quanti di noi non fanno altro da mattino a sera da anni.Ma quanti siamo questi "quanti di noi"?
Chi si occupa attivamente di dare forza e seguito alle vostre richieste, per una scuola siciliana più adeguata e qualificata, presso i rappresentanti istituzionali? Genitori? Intellettuali siciliani? Società civile? Associazioni di impegno civico o antimafia? No, non mi pare di averne viste tante attive in questi anni. Se non tirate a forza per i capelli.

Chi si mette di traverso per uno stato di cose e un sistema che mortificano i talenti e i meriti di chiunque, che vi rendono schiavi in questa terra di apparteneze e conoscenze e rendono vano e privo di valore lo studio?
A che serve studiare, potrebbero dirci, e invece, colmi di valori e di ideali, continuano a ripetere: fatevi studiare di più e meglio.
Non sarebbe il caso che questi adulti così ligi alle regole le sovvertissero le regole non scritte, immorali e illogiche che bloccano il presente e il futuro dei nostri studenti, dei nostri laureati, dei nostri figli, in Sicilia come altrove?
Che li fanno scappare per fare anche il camerieie a Londra, purchè liberi di giocarsela la vita in binari che fanno capo a loro e non ad altri.
E stiamo qua a fare il pelo al loro dramma e all'unico modo che conoscono per mostrarcelo quel dramma?
Sbaglieranno i modi ma ragione ne hanno eccome. E quelle ragioni noi dovremmo ascoltare.

No, non lo alzo l’indice contro quei ragazzi. Lo alzo contro di noi.

Il punto è un altro e lo rivolgo proprio a loro, agli studenti siciliani: serve oggi occupare?
No.Non serve.
Non serve ad ottenere qualcosa, a perdere giorni di scuola in una regione che ne ha già meno delle altre, sì, serve.
Perchè ahimè orecchie disposte ad ascoltarvi ancora non ce n'è. Nemmeno tra i vostri cari. 

E dico anche perché: se una protesta si fa rituale, appuntamento fisso nei modi, nei tempi e nei linguaggi, perde di credibilità e rischia di essere un boomerang. Già lo è.
Questo è il vero punto. Occupare le scuole da novembre a Natale è diventato un rituale sempre uguale che attira ormai fastidio non immedesimazione. 

Dunque ritorno la liceale di allora e mi oppongo alle occupazioni così come sono: trovare altre modalità di lotta, perché questa ha perso valore, toglie solo momenti preziosi allo studio.
Studiate e organizzatevi perché avremo bisogno di voi, così scriveva Gramsci agli studenti e ancora oggi gli studenti rispondono a quella richiesta. Studiano e si organizzano. E' bello, ha valore politico, e tutto ciò che è politico è etico, è civile, si non es civis non es homo diceva Remigio de Girolami, teorico dei primi comuni nel Medioevo. Prima che la politica venisse etichettata. Se non sei un cittadino non sei un uomo, e questo esprimono gli studenti, il loro impegno civile.
Chiedono di poter studiare, bene e meglio, chiedono di essere messi in grado di costruirsela una vita, senza lacci e lacciuoli soffocanti che noi adulti abbiamo seminato, chiedono di costruirselo qua il loro futuro, senza santi in terra da preare ma solo in cielo, se ci credono.
Però quei lacci e lacciuoli rischiano di avvincerli, perchè mi sembra che spesso usino parole di altri e non le loro. Mi sembra che si attacchino addosso etichette estranee.
E allora mi verrebbe di dir loro,- qualora ne avessi il diritto di poter dire qualcosa a questi ragazzi, e spesso questo diritto non me lo sento, di quanto mi sento in colpa e di quanto ancora devo lottare io per prima per togliermi almeno una briciola delle nostre colpe nei loro confronti-, liberatevi dalla ritualità che ammazza la libertà, togliete alibi a chi vi mette il freno, toglietevi le etichette. Non fornite alibi. Liberatevi dalle liturgie che coprono le sostanze. 

Trovate un’altra forma che dia vera sostanza, un altro tempo, un’altra lingua. La nostra è vecchia. Occupare una scuola a novembre e poi tornare con la testa sotto la sabbia da febbraio al novembre successivo, tutti gli anni, sempre allo stesso modo, non vi serve e non serve più. Nessuno presta più attenzione al perchè e ci si ferma a quel come sempre uguale che sa tanto di vacanza. E’ modo vecchio; fosse utile lo capirei, ma non lo è, ormai crea solo danni, equivoci e nessuna risposta. Esiste l'estate. Metteteci del vostro in quelle scuole in estate. Autogestitevele in estate. O anche no. Autogestitevi 365 giorni l'anno senza che liturgie estranee vi sommergano.

La testa tenetela sui banchi, sui libri, sui pc, sapete perfettamente e meglio di noi come farli volare. Tenetela viva per le strade e nelle città, intercettando e guidando mutamenti e rivoluzioni in atto che a noi sfuggono. Essendo presenti e vivi, come del resto siete.
Urge che voi troviate modi nuovi di lotta, perché è necessaria. Sana, libera, pacifica, ma determinata.
A voi, studenti siciliani, han tolto molto di più che agli altri, tempo di scuola, asili, strutture, un passato recente trascorso già nella diseguaglianza, un presente strano e un futuro così incerto e così fragile che mi verrebbe da urlare contro chi non comprende le vostre giuste paure e le vostre sacrosante recriminazioni, e ironizza, lancia morali, esprime giudizi. Non se lo possono permettere, e questo dovete continuare a dirlo con forza e credibilità intatte.
Ma con modi nuovi. E’ il tempo vostro, non il nostro. Nella politica, per la politica. Che non è solo un partito o una carriera, che non è solo interesse di parte. E’ di più, molto di più, è quello per cui state occupando, è virtute e conoscenza, è il senso ultimo dell'essere umani. E’ e deve rimanere etica, cultura,  civismo necessario, elaborazione. Trovatevi il tempo vostro, che sia sempre, non 15 giorni sospetti. E, soprattutto, non perdetelo, il tempo.

Entrare poi nel merito dei motivi per la protesta e discuterne con voi è cosa sulla quale mi rendo assolutamente disponibile. Di lotta e di governo, occupando spazio civico e politico 365 giorni l’anno, h/24.


Mila Spicola, Responsabile scuola PD Sicilia